Ciclo Vivo

Ciclo Vivo nasce da un’osservazione semplice.

Molte delle cose che usiamo ogni giorno — cibo, prodotti per il corpo, oggetti — arrivano da filiere che non vediamo.
Non sappiamo chi le ha fatte, dove nascono, come vengono prodotte, cosa lasciano dietro di sé.

Nel tempo, questa distanza è diventata normale.

Ciclo Vivo prova a ridurla.

Non è un progetto che propone soluzioni pronte.
È un modo per leggere ciò che esiste già, ma che spesso resta invisibile.

Parte dal corpo, passa dal cibo, arriva al territorio.
Perché sono tre cose separate solo in apparenza.

In realtà funzionano come un sistema.

Quando una domanda non basta

Ogni storia, prodotto o realtà raccontata qui segue sempre lo stesso criterio.

Non è il prezzo.

È quello che resta quando il prezzo smette di bastare.

Non è una scheda tecnica.
È un modo per capire se qualcosa è davvero coerente.

Perché una sola domanda non basta più.


Chi lo fa?
Le persone dietro a ciò che usiamo.
Non il brand — le mani, le scelte, la storia.


Dove?
Il territorio in cui nasce.
La distanza tra chi produce e chi utilizza.


Come?
Il processo.
I materiali.
Il tempo necessario a fare le cose senza forzature.


Quale impatto?
Cosa succede dopo.

Chi guadagna.
Cosa resta sul territorio.
Cosa cambia, davvero.


Queste quattro domande non servono a giudicare.

Servono a vedere meglio.

Perché quando inizi a vederlo,
il modo in cui scegli cambia da solo.

Cosa trovi qui

Ciclo Vivo è un archivio in costruzione.

Dentro ci sono:

storie di artigiani e produttori

racconti di territorio

esempi concreti di filiere locali

riflessioni su corpo, cibo e mercato

Ogni contenuto applica lo stesso metodo, in modo leggibile.

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